Festa della Madonna della Salute

Anche la Festa della Madonna della Salute ha una origine legata ai lutti subiti dalla città di Venezia nel corso del Seicento e, in particolar modo, nel 1629 quando l’Italia si trovava in una contingenza particolare sia per i continui rimpasti nella successione dei vari governi sia per la presenza sul territorio di truppe straniere.

Queste ultime portarono in italia un’altra ondata di peste che si annidò anche a Venezia e cominciò a diffondersi a macchia d’olio, aiutata anche dall’ignoranza dei mendicanti che rivendevano gli indumenti dei morti e dalla scarsa conoscenza di norme igieniche.

Anche questa volta, poiché la peste non accennava a calmarsi, ci si rivolse al cielo e il Senato stabilì che si edificasse un nuovo tempio. La peste finì e il nuovo tempio venne dedicato a Santa Maria della Salute. Inoltre il Senato deliberò che ogni anno, nel giorno ufficiale delle fine del contagio, i Dogi dovessero andare a visitare solennemente questa chiesa. La cerimonia della posa delle prima pietra si effettuò il primo aprile costruendo, per l’occasione, un ponte di barche che attraversava il Canal Grande verso la costutuenda chiesa. In quel giorno un’imponente processione preceduta dall’immagine della Madonna Nicopeja si mosse da San Marco verso il luogo stabilito con tutte le autorità e il popolo, escluse la donne, che in quel periodo non potevano uscire dai propri rioni.

Il 6 settembre 1631 si gettarono le prime fondazioni secondo il progetto di costruzione di Baldasserre Longhena, scelto dal Senato tra gli undici presentati. Il 28 novembre fu decretato giorno ufficiale dalla liberazione dal morbo. La peste avava fatto cinquantamila vittime solo a Venezia, mentre in tutto il territorio della Repubblica c’erano stati settecentomila morti. La data della festa venne spostata definitivamente il 21 novembre. Quale che sia il clima la folla si reca tuttora in pellegrinaggio nei pressi della chiesa attraverso un ponte di barche costruito per l’occasione sul Canal Grande.

Davanti alla chiesa e nei campi vicini si svolge una fiera e non mancano le bancarelle: non solo ceri votivi, ma anche fritole, dociumi in genere, palloncini, giocattoli, in un’atmosfera mista di sacro e profano.

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